ESTRATTI "DI LUCE E D'OMBRA"
I° parte: FRANCIA – TERRE DI NORMANDIA
Epoca della tormentata guerra dei cent'anni
"L’oscurità della notte era rotta dai fendenti di luna tra le fronde e nella sua fuga disperata inciampava tra sassi e radici. I piedi, così delicati, le sanguinavano ma lei non ci badava e correva senza mai voltarsi indietro. Sebbene ignorasse dove si trovava non le interessava, non era importante in quel momento perché se si fosse fermata, anche solo un istante a pensare, l'avrebbe raggiunta e presa. N’era certa. Non poteva vederlo ma sentiva il suo fiato sul collo e la paura salirle alla gola. Le pareva talmente vicino da spingerla ad urlare la disperazione provata con tutto il fiato, benché dalla bocca non le uscisse un solo suono. Percepiva il terrore generarsi nel profondo dell’anima, invadere ogni cellula del corpo, toglierle il respiro. Se le fosse venuta meno la prontezza di spirito sarebbe stata paralizzata dal panico e si sarebbe arresa, pietrificata dall’orrore. Se avesse sottovalutato “cosa” la stava inseguendo ne avrebbe atteso l’arrivo, arrendendosi al proprio destino senza più nutrire un briciolo di speranza.
Lei invece lo conosceva bene, il Male. L’aveva visto in faccia, e sapendo che può presentarsi sotto mentite spoglie lo aveva riconosciuto in quel particolare aspetto, nella forma assunta quella volta ai suoi occhi. Era lì per ostacolarla, per opporsi a Colui che governa il mondo, e lei non poteva cedere. No. Doveva sopravvivere per il suo bene, per quello del suo popolo, per quello del suo amore. ..."
Cap.I, pag.7
"Olivier la prendeva in giro ogniqualvolta la trovava con il naso immerso in un libro, completamente persa in un mondo lontano, spesso seduta all’ombra della loro familiare quercia. Tante volte prendendola alla sprovvista l’aveva fatta gridare di paura e altrettante lei con il viso rosso per la rabbia, più verso se stessa per esserci cascata ancora che verso di lui, gli aveva puntato contro il grazioso indice minacciandolo di chissà quali mali gli sarebbero capitati. La duchessina a propria volta lo canzonava, rinfacciandogli i pessimi risultati negli studi e incitandolo ad impegnarsi di più se non voleva restare un asino. Olivier affermava di non averne bisogno, le mostrava sempre il suo sorriso più impertinente e le ripeteva di essere destinato a diventare un prode cavaliere, lui, non un uomo noioso e gracilino come il loro insegnante. ..."
Cap.2, pag.42
"Al calar del sole, allorché per entrambi gli schieramenti fu chiaro che era giunta l’ora del meritato “riposo del guerriero”, il risultato di quella giornata di carneficina fu in assoluto la visione più spaventosa che riuscì mai a soggiogargli la ragione come a sconvolgergli l’anima. Centinaia di corpi inermi giacevano ammassati l’uno accanto all’altro, l’uno sopra l’altro, coprendo l’immensa distesa di campagna una volta lussureggiante che aveva ospitato la loro “fraterna rimpatriata” con l’esercito avversario.
Olivier si scoprì a camminare in mezzo a quelle membra umane martoriate e gementi, cercando di non calpestarne nessuna ma piuttosto di aiutare come poteva coloro che invocavano soccorso, dato che le ferite di guerra spesso non portavano ad una morte immediata bensì erano soltanto il preludio di una lenta agonia prima dell’oblio. I medici del campo si affannavano accanto ai feriti, esaminandone le lesioni e scegliendo, senza troppo indugio poiché ogni istante era prezioso, per chi valesse la pena spendere le loro conoscenze e la loro esperienza chirurgica. ..."
Cap.VII, pag.147-148
II° parte: FRANCIA – ILE DE FRANCE
Giorni nostri
"Quando il male peggiore si abbatte inesorabile su coloro che le paiono innocenti, allorché anche lei si scopre impotente, vorrebbe chiedere di più; però non sa proprio a chi domandare per ottenere una risposta soddisfacente e così finisce con il rivolgerla al Cielo, tutta la rabbia e la costernazione che le turba l’animo. Quei quesiti si trasformano in lamentele fino alla prossima volta che il male in Terra riesce a sconfiggerlo lei, battendo il signore oscuro e i suoi seguaci. Purtroppo questi ultimi sembrano riprodursi senza sosta in numero sempre maggiore, giusto come le schegge della scopa magica di Topolino, stregone in Fantasia.
A volte la custode lo percepisce chiaramente, il velo della tenebra, il manto dell’oscurità, il buio assoluto che avanza e avvolge ogni cosa. Esattamente lo può paragonare ad una nebbiolina di prima mattina che s’insinua nel paesaggio, offusca la ragione e libera l’istinto più primordiale. Ma non si tratta di quello che ha origine dalla luce bensì dal lato oscuro dell’uomo, lasciandolo senza freni, libero di scatenarsi a proprio piacimento nella corruzione, nella violenza, nella devastazione del corpo e dell’anima delle persone, delle città, delle nazioni, dell’umanità. Del mondo intero. Quella sensazione è talmente forte che quando la prende il respiro le viene a mancare. Sembra che il male non abbia mai fine nonostante i suoi sforzi, nonostante quelli delle persone come Daniel. Allora se lo chiede: dato che il male sembra inarrestabile, che succederà? Si giungerà ad un punto di non ritorno? Forse arriverà davvero il giorno della battaglia finale. ..."
Cap.XI, pag.243-244
"L’angelo disceso in Terra per amore e tornato in Cielo per peccato si ritrova così al cospetto del Padre, il suo Signore. Poiché ha infranto la legge universale, la principale, la sola, quella da cui tutto il resto ha origine, ha perso il diritto di godere direttamente della Sua vista e ora può vederne la Luce soltanto riflessa nello specchio del pavimento. Mentre inginocchiato attende il giudizio, osserva le gocce di biasimo unite a quelle di dolore scendergli dai capelli e dal viso, scivolargli tra le mani che reggono il peso della sua vergogna finendo con il bagnare la terra. E’ consapevole che il Padre non lo condannerà perché lo ama sempre, in modo incondizionato e profondo. Poiché lui è parte del Suo Sé, creato a Sua immagine e somiglianza, lo ha già perdonato. E’ lui stesso, l’angelo che sedeva alla Sua destra, che non riesce a darsi pace per ciò che ha provocato alla sua anima divina e a lei, che ha voluto amare e che l’ha fatto tanto da portarla fino alla fine della vita mortale. Conosce la propria colpa, imperdonabile ai suoi stessi occhi: il peccato non consiste nell’averla amata compiutamente, bensì nel non averne rispettato il libero arbitrio.
“ Il vero peccato risiede nel violare la volontà dell’altro, non nell’abbandonarsi all’amore, ...”…"
Cap.XIII, pag.278-279
"Quando si era reso conto che a farlo quasi schiantare sull’asfalto era stato ancora una volta quel gattaccio rognoso, aveva creduto che si stesse prendendo gioco di lui. Perché che non era un gatto normale, Ratmusqué, ormai gli era chiaro, e che lo stesse prendendo per i fondelli decisamente possibile… poi però, quando aveva cercato di acchiapparlo, non gli era sfuggito come il solito ma si era fatto prendere in braccio docilmente, si era persino messo a leccargli la faccia. Allora aveva finalmente potuto guardare da vicino la medaglietta a forma di cuore e leggerci sopra il numero di telefono di Bé, che aveva composto più volte senza ottenere risposta. Non ancora risoluto a tornare da lei, Aléx l’aveva rimesso a terra invitandolo a tornarsene a casa da solo, inutilmente: il persiano gli aveva mostrato zoppicando di non esserne in grado. Era certo di non averlo urtato con la moto eppure il gatto sembrava ugualmente essersi ferito, dunque a quel punto non aveva altra scelta: doveva per forza tornare dalla padrona, del gattaccio e del suo cuore. Adesso ha capito che Ratmusqué è un gran attore e che il suo intento è sempre stato quello di portarlo da Béatrice, forse dalla prima volta che l’ha incontrato. ..."
Cap.XV, pag.363
©Simona Milani /©Ed. Nuovi Autori
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